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Così dopo l’installazione di Robert Indiana che titola e contestualizza l’esposizione mi inoltro con David nelle orecchie lungo il percorso della mostra.Mi ritrovo tra le immagini volutamente stereotipate e commerciali che raccontano il business dell’amore, nuvole di fumo e corpi al sole, nelle opere di Tom Wesselmann.  Per scoprire l’amore partiamo dalla superficie, da tutto ciò che intorno ad esso è costruito, dai giochi d’immagine e di potere, dalle dinamiche di genere, dai simboli di erotismo e sensualità.

Wesselmann

L’apparenza: tema importante, essenziale al primo passo verso il sentimento. Lo ritrovo in più sale, nelle opere di Ursula Mayer e Vanessa Beecroft con perfette modelle, inno alla classicità dei corpi, all’armonia delle proporzioni. Se questo rientri nell’amore, non saprei… E la stessa domanda me la pone il volto di Marylin di Andy Warrol, icona di un’epoca, simbolo di desiderio, sguardo ambivalente tra castità e spregiudicatezza. Ma lei? La donna dietro quel volto?

Andy Warhol, Marilyn

Inevitabilmente mi assale un interrogativo di genere: Donne, tante donne, sono loro, con i loro corpi a rappresentare gli oggetti del piacere per poi trasformarsi inevitabilmente in esseri mutilati come sottolinea con forza l’opera di Mark Manders. Crude sculture con corpi sofferenti circondate, non a caso, dall’intima opera grafica di Tracey Emin, My Forgotten Heart, testi in corsivo illuminati al neon che, come in un diario, aprono uno squarcio verso l’intima interiorità del sentimento e ci ricordano l’essenza dietro alla superficie.

Tracey Adam, those who suffers love

E’ davanti a  questa essenza che non si cura dei difetti, davanti all’amore nonostante tutto, che ci pone l’opera Kiss di Marc Quinn, il bacio tra una coppia visibilmente disabile, che sa andare oltre le apparenze e semplicemente e sinceramente amare.

Marc Quinn, kiss

L’Amore così descritto mi porta verso un’umanità in perenne oscillazione tra apparenza e intimità, tra estetismo e ferite, protagonismo e noia misantropica. L’amore riempie i muri delle nostre città e del Chiostro del Bramante, salendo le scale siamo invitati a lasciare il segno tra un piano e l’altro tra un All I Need Is Love … and something else fortunatamente! Che si tratti di un caffè, dello champagne, un wi-fi, qualche buon vizio…  pare che siamo tutti d’accordo: l’amore da solo non basta, va accompagnato! E allora le domande sono aperte e ognuno può esprimersi lasciando il segno sul muro, fotografando, postando, twittando… La contemporaneità è partecipazione!