La Terra sussurra, sospira, respira e talvolta questo respiro sa diventare così potente da raccogliere il fuoco che brucia nel profondo e portarlo in superficie affidandolo al vento.

Migliaia di lapilli, milioni e milioni di granelli di polveri seguono le vibrazioni del respiro della Terra per emergere dal profondo e arrivare in superficie ricordandoci che siamo polvere di stelle. Claudio Sapienza li raccoglie permettendo alle ceneri vulcaniche dell’Etna di posarsi sulle sue tele e sulle sue sculture e di entrare in relazione con forme e colori per rendere visibile ciò che accade in profondità e ricordarci che viviamo su un granello minerale che ancora brucia nel suo cuore.

La presenza delle ceneri e delle sabbie vulcaniche nei lavori di Claudio Sapienza è un messaggio che l’artista raccoglie dal cuore della Terra e porta verso l’alto, è materia che diventa concetto. E’ una sorta di cifratura che racchiude consapevolezza e mistero, scienza e spirito. La ritroviamo sulla superficie del libro in alluminio“Pagine di Esistenza”, così come nel grande polittico “Il Respiro della Terra”, mescolata ai blu di “Le profondità del mare” o in esplosione in “Dalla Cenere”, quasi una firma che racconta il legame dell’artista con la sua terra nello specifico e con il Pianeta in senso più ampio.

L’elemento terra, con la sua densità materica, coesiste nei lavori di Claudio e si intreccia con il respiro e la sua impalpabile consistenza aerea. Due elementi apparentemente opposti raccontano gli ingredienti della vita. Un percorso d’incontro tra ciò che è dentro, nascosto, e ciò che si muove fuori nella leggerezza. Un percorso espresso anche attraverso un’attenta scelta cromatica dove i toni scuri, le sabbie, le ceneri e gli elementi raccolti dal mondo naturale si contrappongono ai bianchi delle grandi tele preparate a mano.
Questa dualità porta in sé una sorta di antica nostalgia dell’unità primordiale che palpita nel movimento di sistole e diastole del respiro. Il respiro è ciò che rendendoci vivi ci ricorda costantemente che siamo organismi aperti. Nell’atto dell’inspirazione e dell’espirazione si compie la nostra esistenza tra accoglienza, trasformazione e restituzione, e mentre trasformiamo bruciamo, esattamente come il nostro Pianeta, trasformando ossigeno in anidride carbonica. Il tema della trasformazione, delle continue morti e rinascite contenute in ogni respiro, della corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, è presente anche nell’immagine della farfalla che torna frequentemente nei lavori di Claudio con le sue ali delicate ricoperte di polveri.


La corrispondenza tra la vita di una farfalla e quella del nostro Pianeta ci porta a un altro importante tema del lavoro di Claudio: il tempo. Lo ritroviamo nel desiderio di riportare su grandi pagine le scritture antiche della Terra, nelle polveri che si stratificano, nel ritmo del respiro. Emergono due percezioni diverse del tempo: una geologica che sfugge alla reale comprensione umana e che si collega al movimento celeste degli astri, l’altra terrena e fugace come il battito d’ali di una farfalla. Due dimensioni che ci pongono davanti al relativismo delle nostre percezioni, alla ciclicità della vita e a ciò che si spinge oltre la nostra comprensione. Così in “Il Tempo della Terra”, ritroviamo una pietra appesa in caduta libera ad uno spago e una delicata farfalla poggiata sulla sua superficie. Nel suo movimento oscillatorio la pietra ci riporta allo scorrere del tempo mentre ogni farfalla vive la propria fugace esperienza vitale.