Roberto Boccalon

psichiatra, psicoterapeuta
presidente International Association for Art and Psychology

Le parole sono pietre miliari dell’avventura umana, ma c’è un gioco di specchi “sufficientemente buono” all’origine della vita psichica (1). L’atto del vedere e la sua rappresentazione ed elaborazione riflessiva sostengono la creazione primaria del mondo psichico. La madre può concorrere a creare qualcosa che nel bambino è presente solo in modo incompleto finché la sua azione di rispecchiamento non lo sostanzia (2). Nel corso del processo maturativo, lo sguardo continua ad arricchire il dialogo tra mondo interno e mondo esterno, tra il Sé e l’Altro, con una funzione ordinatrice e la capacità di articolare una sceneggiatura. La scoperta dei neuroni specchio sembra suggerire il possibile meccanismo biologico che sottende a tale dialogo/rispecchiamento primario, confermando un profilo incarnato delle funzioni psichiche ed il ruolo dei codici espressivi preverbali nella regolazione dell’esperienza emotiva e dei processi di adattamento (3). L’antica sapienza greca aveva riconosciuto allo sguardo e alle sue vicissitudini, prima ancora che alla parola, una valenza di matrice dell’identità umana. Per Aristotele la Psiche si appoggiava necessariamente ad un’immagine (4). Platone evidenzia la cifra della coscienza umana nell’inscindibile binomio vedere/riflettere inscritto nella parola antropos (5). In tempi più vicini J. Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, riflette sulla sinestesia necessaria per accostarsi al mistero divino, paradigma di ogni alterità: “Per accostarsi al mistero…l’uomo ha bisogno di vedere, di fermarsi a vedere e di far sì che tale vedere divenga un toccare” (6).

Le persone con disturbi dello spettro autistico sono accomunate da una particolare difficoltà nell’esplorazione di Sé e del mondo esterno, perché ipersensibili e vulnerabili agli stimoli percettivi ed emotivi, come chi ha la pelle molto chiara lo è rispetto ai raggi del sole. Fin da bambina Temple Grandin, docente universitaria con grande passione e competenza per gli animali e per la meccanica, che ha studiato attentamente il proprio profilo autistico Asperger, avvertiva un gran bisogno di essere abbracciata e al tempo stesso ne aveva il terrore. Tale dicotomia, in varia misura presente in tutti gli esseri umani, assumeva in lei una forma così dolorosa che si costruì una macchina per gli abbracci, per avere un contenimento senza esporsi allo spaesamento della relazione interpersonale. Dopo un fine settimana di intenso ed empatico confronto sull’esperienza autistica con Oliver Sacks, neuroscienziato e scrittore, gli salva la vita cogliendo in tempo un oggettivo pericolo e gridandogli di non tuffarsi nel lago. In una telefonata ad un’amica, confida l’emozione suscitata da tale spunto di relazione oggettuale. Al momento della partenza Oliver Sacks esprime il desiderio di abbracciarla per riconoscenza e Temple Grandin può lasciarsi abbracciare ed abbracciare senza timore (7). I materiali artistici possono offrire l’opportunità di vivere una relazione, a suo modo oggettuale. Il processo creativo può costituire un ‘work in regress’, nel senso di un processo psicodinamico di regressione al servizio dell’Io. Il rapporto con i materiali, con i prodotti estetici in cui si trasformano, con gli sguardi che li riconoscono e li valorizzano, può offrire al soggetto, autistico e no, un’ alternativa possibile ad una fredda macchina degli abbracci. La relazione d’aiuto deve sempre essere attenta alla motivazione e alla specificità del talento dell’Altro per favorire un processo evolutivo possibile.

Modalità interattive standardizzate possono offrire un appoggio, ma è sempre necessaria una cornice relazionale empatica capace di contenere il timore di bruciature dolorose e al tempo stesso capace di evitare regressive glaciazioni difensive. Il mondo interno delle persone autistiche custodisce potenziali creativi che hanno bisogno di essere rispecchiati da uno sguardo appassionato, attento, paziente e fiducioso per venire alla luce. Giovanni Bollea, pioniere della Neuropsichiatria Infantile, raccomandava di far tesoro dello sguardo, della ragione delle madri. Lo sguardo di Roberta riconosce che il T9 del suo cellulare non si sbagliava correggendo in automatico autistico in artistico e tale sguardo favorisce un processo creativo e la sua narrazione. Un intreccio di sguardi di persone accomunate dall’esperienza della relazione con un soggetto autistico, come madri o come insegnanti, ha offerto un “holding environment” a Edoardo e Sara. Edoardo picchiettava o strofinava le dita sul banco, forse per far conoscenza con quella superficie nuova. L’insegnante pensa che quel movimento unito al colore avrebbe potuto vestirsi di senso. Dopo un’iniziale smorfia di dissenso le dita hanno iniziato a picchiettare il foglio in modo armonico colorandolo. Uno spazio pieno di colore diviene una tappa fissa, attesa, inclusiva: i suoi compagni a turno dipingono con lui. Le parole di Roberta abbracciano vertici cromatici e relazionali, ne accompagnano le oscillazioni: “Parlano i colori…di me, di te, di noi, di lui, di lei, di un bicchiere vuoto in un angolo di cielo”. Sara tracciava linee con tale forza che il foglio finiva per lacerarsi. Era come se il piacere del colore fosse incontrollabile, occorreva indirizzarlo per farlo diventare vero piacere, trasformarlo in arte da mostrare. L’insegnante offre una sponda rispettosa e Sara, giorno dopo giorno, diventa amica dei margini del foglio, accarezza delicatamente il colore. Nascono fiori, alberi e rondini in volo. Quando disegna sorride, è felice. Le parole di Roberta riconoscono ed accarezzano la nascita della leggerezza: “Foglie su fogli di carta, come figli tra le mani dei padri” (8).

Lo spazio del To Care per la persona autistica ed i suoi familiari, in una prospettiva psicodinamica, rivisitata alla luce delle neuroscienze non può coincidere con una Stanza delle Parole, ma deve assumere anche il profilo e le valenze di un Atelier d’Arte. Attraverso la dimensione estetica possiamo favorire una salutare coevoluzione mantenendo viva la stessa disciplina psicologica, come ricorda James. Hillman: “La bellezza è in sé stessa una cura per il malessere della psiche. La nostalgia di bellezza che alberga nel cuore umano deve ricevere riconoscimento dalla disciplina che considera il cuore umano il suo campo di studio. La psicologia deve ritrovare la strada verso la bellezza, per non morire” (9).

Bibliografia

  • Winnicott D.W.: Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, 1970
  • Stern D.: Il mondo interpersonale del bambino, Boringhieri,1987
  • Rizzolatti G., Craighero L: The Mirror Neuron System, Ann.Rev Neurosc. 2004-27: 169-192
  • Aristotele: L’anima (Zanatta M. a cura di) Aracne 2006
  • Platone: Cratilo, in Opere, Laterza, 1973
  • Ratzinger J.: Conferenza sul Sacro Cuore di Gesù, Toulouse, 24 luglio 1981,
  • Sacks O.: Un Antropologo su Marte, Adelphi, 1995
  • Rumpianesi E., Malossi S.: Il T9 non si sbagliava (a cura di Buzzi R.) Il Fiorino, 2017
  • Hillman J.: Il codice dell’anima, Adelphi 1997