La dimensione del leporello porta la fascinazione di qualcosa che si va srotolando, svelandosi un po’ per volta. E’ una scelta stilistica che richiama quel sentimento di curiosità e stupore che ritroviamo davanti ai lavori di Martina, dove nelle pagine ricche di dettagli, si incontrano simboli che aprono a nuovi piani di lettura esattamente come, srotolando un leporello, da una pagina si scivola all’altra ampliando il dettaglio che arricchisce la percezione dell’insieme. In quest’opera ritroviamo elementi cari al lavoro di Martina che si vanno rafforzando a vicenda formando un corpo unico che comprende la passione per il lettering, le suggestioni del mondo fantasy, la fascinazione del simbolo e gli aspetti autobiografici. L’opera, dal titolo Notte Arborea, è ricca di richiami al mondo notturno e alla silenziosa vita del mondo vegetale che nelle notti respira e cresce intrecciando rami e radici quasi fossero pensieri. Martina unisce in questo lavoro tecniche e linguaggi diversi dalla calligrafia alla linoleografia, dal collage alla pittura nel creare un leporello che srotolandosi mostra sul dorso un drago niveo e senza ali che viaggia attraverso le stelle. Qui predomina l’intensità dei blu dai quali spicca il corpo bianco del drago che sembra assumere le sembianze di una distante via lattea nel cielo stellato. Alla distanza siderea del retro del leporello risponde la dimensione intimistica delle sue pagine interne in cui ritroviamo elementi diaristici grazie ai quali il libro diventa una sorta di taccuino contenitore di storie e conoscenze. Dalle stelle scivoliamo così verso il segno grafico di una scrittura fitta che suggerisce l’intimità di una stanza e lascia quasi intravedere il movimento del polso e la presa delle dita sul pennino, accompagnato dal ritmico rumore della scrittura manuale. Il testo fitto corsivo si impreziosisce con capilettera scuri che possiamo cogliere con un colpo d’occhio e che suggeriscono la possibilità di entrare, di esplorare il testo, di spingerci in profondità. Anche qui torna l’immagine del drago, questa volta delineato con un denso inchiostro nero, quasi a suggerire che l’esterno e l’interno siano uno il negativo dell’altro: come fuori così dentro. E allora le stelle si trasformano in parole che riportano brani di canzoni, pensieri notturni, poesie.
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