Grande partecipazione per l’VIII edizione delle Giornate Basagliane del Collettivo degli Artisti di Montemario curate da Dafne Crocella e ospitate quest’anno presso l’occupazione abitativa di via Taggia 70. Una giornata intensa di arte, riflessione politica, cinema e confronto collettivo che ha visto una presenza numerosa e trasversale di abitanti del quartiere, attivisti, operatori della salute mentale, studenti, artisti e cittadini.

un momento dell’allestimento
Tema centrale dell’edizione 2026 è stato il rapporto tra individuo e istituzioni, sviluppato a partire dalla mostra-installazione Inquadrat?, presentata dal Collettivo degli Artisti di Montemario. Un insieme di cornici quadrate modulate a formare un simbolico muro ha costruito uno spazio visivo capace di interrogare il rapporto tra protezione e controllo, appartenenza e costrizione, cura e normalizzazione. Ispirata a L’Istituzione Negata di Franco Basaglia e alle riflessioni sul concetto di “istituzione totale”, la mostra ha attraversato il tema dei dispositivi attraverso cui corpi e identità vengono osservati, classificati e definiti dalle strutture sociali e istituzionali.

Inquadrat?
Molto partecipato il momento dedicato alla presentazione dei libri La Quarta Compagna di Orsola Severini: un romanzo nato dalla ricerca storica dell’autrice legata ai pochi dati biografici (cartelle cliniche e interrogatori di polizia) dell’antifascista Adalgisa Castelli internata nel Manicomio di Mombello nel 1929; e Riprendersi la vita. Etnografia del 4 stelle occupato tra bisogno e socialità dell’antropologo Osvaldo Costantini. I testi hanno aperto una riflessione condivisa sui temi dell’abitare, della marginalità e della costruzione di comunità alternative dentro spazi segnati dall’esclusione sociale.
Da qui si è sviluppata una partecipata tavola rotonda aperta al pubblico che, partendo dall’esperienza raccontata nel lavoro etnografico di Costantini, si è soffermata sul diritto all’abitare e sul significato della scelta dell’occupazione come rivendicazione del valore del proprio tempo e della propria esistenza, dentro un sistema sempre più schiacciato dalla sproporzione tra salari e costo degli affitti.

tavola rotonda
La discussione si è poi allargata al tema della costruzione sociale della diagnosi e delle definizioni normalizzanti, interrogandosi sul confine tra ciò che viene percepito come accettabile dalla maggioranza e ciò che invece viene marginalizzato dalle istituzioni attraverso categorie patologizzanti. In questo contesto è emersa una riflessione sull’uso della diagnosi psichiatrica come possibile strumento di esclusione sociale e contenimento del dissenso.
Su questi temi si è inserito l’intervento di Yasmine Accardo, rappresentante di Mem.Med e del telefono SOS CPR, che ha denunciato la situazione dei CPR italiani definendoli luoghi patogeni caratterizzati dalla sospensione dei diritti fondamentali della persona. A lei si è aggiunto l’intervento di Francesca De Carolis del Forum Salute Mentale, che ha sottolineato l’uso improprio degli psicofarmaci all’interno dei CPR come strumento di sedazione e gestione della protesta, evidenziando le gravi forme di dipendenza che tali pratiche possono generare.

Dopo la cena sociale multietnica preparata dalle famiglie dell’occupazione abitativa, la serata è proseguita con il momento cinema. Grande emozione ha suscitato la presentazione del corto Acanto, realizzato all’interno dell’occupazione da un collettivo nato spontaneamente nella vicina piazza Guadalupe e vincitore del primo premio di Corto Botanico. Attraverso uno sguardo poetico e delicato, il corto ha raccontato la resistenza quotidiana dei bambini che vivono nell’occupazione, in un rapporto simbolico con la pianta dell’acanto.
La giornata si è conclusa con la proiezione di Kripton di Francesco Munzi, presentato dal regista insieme allo psichiatra Mauro Pallagrosi. Nel dialogo seguito alla proiezione è stato affrontato il tema dell’aumento del disagio psichico tra gli adolescenti nel periodo post-pandemico e della progressiva riduzione dei fondi pubblici destinati alla salute mentale, con una crescente disparità tra domanda di cura e possibilità reale di accesso ai servizi territoriali.
Le Giornate Basagliane si confermano così un’esperienza culturale e politica capace di intrecciare arte contemporanea, ricerca sociale e pratiche collettive, mantenendo vivo il pensiero basagliano come strumento di lettura critica del presente.
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