GIULIA CUDEMO2022-09-12T10:41:24+02:00

GIULIA CUDEMO

LA FORMAZIONE

Il lavoro di Giulia Cudemo è un movimento di ricerca formale e materica. I suoi primi studi tecnici sono legati alla scuola romana Vitarte grazie ai quali prende dimestichezza con forme e colori, per poi sviluppare una sua poetica personale. Essenziali per lei sono le relazioni e gli stimoli tra artisti che la portano a sperimentare tecniche e stili diversi come la fotografia, che approfondisce presso la scuola Camera Creativa a partire dal 2019, o l’arte della cartapesta approfondita recentemente con la Gambino.

LA TECNICA

Sulle tele di Giulia Cudemo troviamo vecchi fumetti, sabbie, corde, ritagli di foto e poi malta che aiuta il lavoro di assemblaggio. L’opera finale risulta un insieme armonico dove spesso sfugge a uno sguardo poco attento il raffinato lavoro di stratificazione polimaterico. Gli assemblaggi vengono poi ulteriormente saldati da velature di colore che creano una leggera viratura cromatica in grado di omogenizzare il lavoro. Nella sovrapposizione il mondo materiale, sia questo una fotografia, uno scampolo, una corda, della polvere, entra in dialogo con la forma dell’opera e con i soggetti che questa riporta.

La narrazione si crea dunque su un doppio binario da un lato una più esplicita immagine narrativa, dall’altro una sua lettura cifrata, affidata al simbolismo della materia presente nell’opera.

Questo è particolarmente evidente in uno dei suoi ultimi lavori: La Solitudine, dedicato a Pasolini e alla sua scelta di ritirarsi a vivere nella Torre di Chia. Qui la sua poesia La Solitudine tratta dai Versi del Testamento accompagna l’argilla raccolta lungo le Cascatelle dove il poeta girò le scene del Battesimo di Gesù del suo Vangelo Secondo Matteo. A questo importante rimando interno, che crea la base su cui si staglia l’immagine del poeta, fa eco il percorso di due corde parallele che rafforzano l’idea di dualità presente quando la solitudine sa essere una buona compagna.

Si creano così, nelle opere di Giulia Cudemo, una sovrapposizione di letture che si potenziano a vicenda: una più materica, e l’altra legata al mondo del pensiero.

LA RICERCA CREATIVA

Giulia Cudemo ha, verso la vita, l’atteggiamento della cura, della competenza messa al servizio della salute intesa nel suo significato più ampio di bene comune e del Pianeta.

Così la sua arte si muove seguendo questo intento e, se è sicuramente terapeutica per l’artista stessa, lo è anche per chi ne entra in contatto e si riscopre parte di questa narrazione, sia dal punto di vista del fruitore che del modello, che non si riduce mai a sola presenza estetica, ma è portatore di vissuti e simboli.

Motore della sua arte è dunque la ricerca di un senso, sia esso formale, cromatico, o narrativo, che possa farci sentire sani, ossia completi. Così nelle sue opere troviamo spesso corpi quali contenitori di trame e di storie.

Gli incubi e i drammi personali che emergono da lavori quali Giulietta, in cui l’artista di spalle guarda i suoi quadri, sono messi in luce con delicata empatia. L’osservatore è sempre invitato a una partecipazione che non è giudicante, ma inclusiva, proprio come suggerisce la donna di spalle, totalmente assorbita dall’osservazione, assente al resto, ma presente alla propria esternazione, a un riconoscimento che porta a un superamento della rabbia e del giudizio.

FEATURED ARTWORK

GOLC-COVID.0

L’opera è nata nei giorni di lockdown e racconta il senso di rabbia e smarrimento che abbiamo vissuto. La base è creata da alcune pagine del fumetto Golconda del 1992 di Dylan Dog, a raccontare come in quei giorni, chiusi in casa, in molti siamo tornati ad attingere a vecchie risorse e abbiamo lasciato emergere angoli e talenti del nostro passato.

Nel fumetto, inizialmente ambientato a Londra, mondi inaspettati stravolgono la logica che governa apparentemente la nostra vita e raccontano, nelle storie racchiuse in questo volume, il lato più folle e fantastico dell’universo dell’Indagatore dell’Incubo.

Da questa base parte la riflessione di Giulia Cudemo che si aggancia a quanto avvenuto effettivamente nella città indiana.

Tra la Golconda indiana e la nostra società schiacciata da un nuovo virus dalle origini poco chiare, si crea una corrispondenza. Il virus appare come delle bolle costruite con un’attenta geometria che sovrastano la scena galleggiando tra le immagini sullo sfondo.

Di spalle, in basso, cammina il papa, a ricordare la sua solitaria messa pasquale in una San Pietro deserta e carica dell’angosciante solitudine di tutti gli assenti.

Si staglia poi il volto di una donna, l’immagine concreata di quanto stavamo vivendo, la portatrice della trama. Un volto caratterizzato dagli occhi dai tratti orientali che poi si vanno occidentalizzando nella parte inferiore del viso. Un chiaro rimando a una storia che si racconta nata in Cina, ma poi presente in tutto il mondo.

Nel titolo Golc-covid.0 sottolinea il legame tra la storia di Golconda e l’esperienza del covid. A questo si aggiunge uno Zero che esprime il reset in corso, l’azzeramento.

CONTATTI ARTISTA

Giulia Cudemo vive e lavora a Roma.
Le sue opere sono visibili nell’esposizione permanente presso Erboristeria via di Torrevecchia 242.
È parte del Collettivo degli Artisti di Monte Mario.

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