MIRELLA ROSSOMANDO2022-06-30T10:12:05+02:00

MIRELLA ROSSOMANDO

LA FORMAZIONE

“Non ho avuto un maestro in particolare, ma studiando la storia dell’arte ho sempre trovato nelle diverse epoche suggestioni, interessi e stimoli per la mia ricerca”
Così Mirella Rossomando racconta la sua formazione che l’ha vista studiare in diverse accademie italiane tra cui l’Istituto d’Arte di Parma, l’Accademia Brera di Milano e le Belle Arti di Roma.
Una vita in viaggio tra mondi diversi, tra suggestioni e paesaggi, dove unico e costante punto fermo è stato la sua ricerca espressiva.
Insegnate d’arte e artista ha esposto in personali e collettive in Italia e all’estero, con un tratto che negli anni l’ha resa inconfondibile.

LA TECNICA

Agli inizi del Nuovo Millennio Mirella Rosomando ha iniziato a sviluppare una particolare allergia ai solventi per gli oli. Creativamente ha saputo trasformare quello che sarebbe potuto essere un ostacolo al suo lavoro nell’opportunità di elaborare una tecnica nuova.
Se i soggetti sono ancora quelli di ispirazione surrealista che hanno caratterizzato fin dall’inizio il suo lavoro, la tecnica ha trovato una nuova strada grazie all’uso dell’inchiostro di china.
Oggi le sue opere nascono dal nero intenso della china che a tratti prende densità e si carica di colori e a tratti si alleggerisce sfumando e dissolvendosi.
Ad accompagnare la china Mirella Rossomando è andata sviluppando una personale tecnica mista che l’ha portata ad arricchire i lavori di diversi materiali: oltre al colore, superfici argentee, inserti metallici, ma sopratutto collage di fotografie scattate dall’artista stessa, o frammenti di libri e riviste collegati al proprio vissuto.

LA RICERCA CREATIVA

La viva concretezza di forme note e la loro costante imprevista collocazione rendono il lavoro di Mirella Rossomando sicuramente legato ad un sentire surrealista. Cariche di immagini che assumono libera valenza simbolica le opere dell’artista catturano l’osservatore portandolo verso un mondo inconscio fatto di suggestioni e rimandi. Gufi, farfalle, alberi e conchiglie e tra queste espressioni di vita la donna, con i capelli al vento, spesso intrecciati in già svanite acconciature, segno del tempo che scorre tra pensieri e visioni. Donna, insetto, pianta o conchiglia sono tutti simboli dell’unica essenza vitale che permane ogni essere senza distinzione gerarchica, manifestazioni apparenti dell’essenza vistale del mondo.
È il susseguirsi discontinuo di questi segni, delle tracce della vita sulla terra, che animano il perpetuo racconto dell’artista, portando l’osservatore ad una consapevolezza più alta.
Con coraggiosa chiarezza e ferma lucidità Mirella Rossomando racconta di vite che si intrecciano, di oggetti quotidiani che prendono consistenza, di nature che tutto sono fuorchè morte. In un fluire di vite e percezioni dove il reale  sensibile emerge come estetica superficiale, Velo di Maia, di una verità più profonda.
Leggere l’opera di Mirella Rossomando equivale ad entrare in un modo privato che se da un lato parla dell’intima storia personale di una vita, dall’altro si apre all’essere umano moltiplicando le possibilità di lettura. Così l’opera si apre a molteplici interpretazioni, i simboli ricorrenti non sono univoche chiavi di lettura, ma l’artista desidera espressamente che ognuno possa avvicinarsi al suo lavoro e leggerlo liberamente secondo il proprio vissuto.
Il classicismo presente nelle forme, nelle linee pulite che sicuramente dimostrano la padronanza della tecnica, diventa spuerficie di confine, contenitore estetico del richiamo verso un modo dove le esperienze sensoriali, come noi le conosciamo, non esistono.

FEATURED ARTWORK

RITRATTO DI LEI

Quante donne sono state considerate pericolose e quindi allontanate come streghe o come pazze semplicemente perché in grado di comunicare con il mondo naturale, riconoscendolo e utilizzandolo?
Mirella Rossomando ci presenta una donna intrecciata alla natura, tra i suoi capelli foglie e fiori, mentre il busto si dissolve confondendosi con la vegetazione. E’ una donna sola, silenziosa, ma dal volto sereno. Eppure sul suo corpo la pianta che si arrampica è il velenoso elleboro e tra i suoi capelli passeggia il mortale ragno dei cuniculi.
Una donna quindi che sa convivere con la natura più pericolosa, una donna che la incarna e si confonde con essa. Una donna pericolosa.

Questa l’opera che Mirella Rossomando ha presentato nella mostra Pericolose! in occasione della ricorrenza della firma della Legge 180 sulla chiusura dei manicomi. Una riflessione al femminile che legandosi al mondo dei simboli racconta una storia ancora poco nota: quella delle donne allontanate dalla società e internate nei manicomi perché ritenute pericolose.

Nel lavoro della Rossomando tornano spesso piante e insetti, mai a caso. Così oltre alle foglie di elleboro ritroviamo sul collo della donna il coleottero verde, conosciuto come mosca spagnola di cui si teme il morso velenoso. Tra le foglie di elleboro ai suoi piedi vola un calabrone africano, altro esponente del mondo pericoloso degli insetti.

Le conoscenze di botanica e di entomologia della Rossomando le permettono una raffinata riproduzione di piante e animali che non appaiono mai fini a se stessi o con valore decorativo, ma ambasciatori di una storia fatta di usi medicinali e simboli in un rimando di archetipi dove il presente si perde nel mistero di un passato che non è dato svelare in todo.

Così l’elleboro appare come pianta medicinale e al tempo stesso come veleno. Nella sua duplice valenza è stato riconosciuto nelle epoche sia come causa che come cura alla pazzia. Allo stesso modo appare il ragno, che nel nostro immaginario facilmente ci riporta ai riti del tarantismo, dove l’insetto, da portatore di pericolo diventava strumento di catarsi. In entrambi i casi, sia per quanto riguarda il mondo vegetale che quello aracnide, la donna è vittima, strumento e beneficiaria del pericoloso potere naturale.

La donna è quindi colei che sa interagire, dialogare, con il mondo occulto del pericolo. Sa lasciarsi mordere dal ragno, diventare essa stessa ragno velenoso, e utilizzare questa esperienza per liberarsi dal veleno e tornare al quotidiano. Metafora di un percorso catartico, che non si consegna mai del tutto al sapere razionale, ma sa mantenere e proteggere una dimensione di mistero, di conoscenza irrazionale, di accesso alla meraviglia e per questo di sano pericolo.

CONTATTI ARTISTA

Mirella Rossomando vive e lavora a Roma.
È parte del Collettivo degli Artisti di Monte Mario.

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