“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente”. Così diceva Virginia Woolf, così l’ha colta Angela Scaramuzzi nella sua impalpabile e libera danza.

Tra le due donne si è creato un rapporto sottile fatto dell’intenso cromatismo dei colori e arricchito dai silenzi delle pennellate.

Così Angela Scaramuzzi porta Virginia Woolf nel vecchio manicomio romano, tra I Panni Sporchi dell‘ex Lavanderia e lascia che la scrittrice inglese danzi insieme agli artisti della Lavanderia delle Meraviglie.

Un fondo azzurro, denso e accogliente si apre su una nuvola chiara, indefinita eppure empaticamente comunicativa. Tra i muri dell’Ex Lavanderia non poteva mancare Virginia Woolf con i suoi panni bianchi travolti nel tumulto di una vita in perpetuo movimento. Importante nome della letteratura mondiale, innegabile esempio di femminismo, ma anche donna tormentata da forti disequilibri umorali, Virginia Woolf è sicuramente un nome legato a un vissuto biografico di grande fragilità, a un perpetuo tormento dell’animo che l’ha portata a soccombere.

Angela Scaramuzzi ci racconta la scrittrice inglese in una danza vorticosa. Dal fondo blu di una composta Inghilterra si apre uno squarcio che accoglie un movimento delicato. Il viso è appena accennato, l’espressione è lasciata all’osservatore che può scegliere se coglierla durante un momento di estro creativo, di attivismo sociale o di scoraggiamento e depressione. I confini indefiniti presentano una Virginia Wolf che da un lato è padrona della sua danza e dall’altro annaspa tra lucidità e follia.

 

L’immagine sembra in bilico su una sola gamba e ancora una volta la mente dell’osservatore dondola tra la percezione di una virtuosa piroetta e quella di una difficile precarietà. La forza di carattere e la debolezza d’animo: in un solo attimo sono contenute entrambe. Così come entrambe hanno convissuto in questa fragile e potente donna.