Antonella Fiorillo è fotografa e scenografa. Nata in Calabria, a Belvedere Marittimo, si è trasferita a Roma dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti, ha poi proseguito gli studi in Arte per la Terapia. Oggi ha al suo attivo diverse partecipazioni in produzioni cinematografiche e pubblicitarie sia come scenografa che come direttore artistico.

Come fotografa è stata presente in diverse collettive vincendo premi e riconoscimenti. Parallelamente alla fotografia ha sviluppato una passione per il disegno e l’incisione.

E’ entrata a far parte del gruppo degli Artisti di Monte Mario con l’evento della Notte degli Artisti esponendo alcuni suoi scatti e contribuendo nei lavori permanenti in piazza Guadalupe con l’opera Sta sera a chi la diamo da bererealizzata insieme a Nina Razzaboni.

L’unico modo di fuggire alla condizione di prigioniero
è capire com’è fatta la prigione

“Se solo spegnessimo i cellulari e ascoltassimo, sentiremmo il rumore del fiore che nasce”. Prima ancora che un’opera è un invito portato da Antonella Fiorillo nella mostra Come Fiori in Città, dove l’artista presenta la sua video installazione. In una società estremamente dipendente dalla tecnologia Antonella Fiorillo vuole lasciare un messaggio che sia di ascolto profondo e di ritorno alle radici.

Ora che anche l’arte surfa nei social, e che sempre più frequentemente si è invitati all’interno delle mostre a postare e condividere, l’artista capovolge il messaggio e incoraggia ad entrare in contatto con l’arte in modo personale, intimo e autentico con una serie di 16 scatti dal titolo #guardaepostaascoltaproiettati in loop.

Si tratta di 16 fotografie scattate dall’artista nelle zone più incontaminate della campagna calabrese. Al centro dello scatto è la tela bianca con l’invito a spegnere i telefoni per ascoltare la Natura.

Nella mostra Come Fiori in Città Antonella Fiorillo ha creato una mindefulnessroom, un angolo di silenzio dove sedersi in contemplazione. Gli scatti procedono lenti per lasciarci il tempo di entrare in ogni immagine e respirarla.

Invitiamo a entrare nella mindfulness room mettendo il telefono in modalità aereo. Scollegandoci da ciò che continua a chiamarci attraverso lo schermo dei nostri smartphone potremmo permetterci di collegarci all’esperienza senza sentire in noi la necessità di postarla e condividerla con l’esterno, ma concedendogli il giusto spazio per restare impressa in noi.