Le opere dell’inconfondibile mano di Mirella Rossomando presentano la maschera come strumento antico legato al mistero di chi sa indossarla. La ritroviamo nelle mani di una giovane donna che ci guarda con viso aperto. I tratti del volto sono definiti con nitidezza, a sottolineare la forza del carattere, mentre il busto appare quasi accennato, avvolto in una misteriosa nebbia.

La dualità emerge, per chi sa coglierla, già da questa scelta stilistica. La determinazione del volto si scioglie nel mistero per poi riapparire nella volontà del gesto delle mani. Tra l’azione espressa dagli arti e lo sguardo si crea un legame simbolo della forza della volontà di chi sa nascondersi e lasciarsi sfumare, per scegliere quando e come apparire.

La bauta, antica maschera veneziana che permetteva a chi la usava di non essere riconosciuto diventa strumento di protezione e garanzia di libertà.


Ritroviamo ancora la maschera all’interno di un banchetto e poi poggiata ad una staccionata tra drappi, fiori e melograni. Forse al termine di una festa, o pronta per essere indossata. Simbolo di svago, divertimento e scherzo. Alleata di tanti piccoli dettagli che formano il nostro essere.

Ed è proprio allo steccato su cui poggia che sembra affidato il compito di narrare la molteplicità nell’unità. Sotto un unico nome, le travi che lo compongono si differenziano per materia e colore. Dal bianco, al chiaroscuro, al dorato, passando per le tonalità del verde e del marrone fino ad aprirsi per lasciare intendere la profondità celata oltre l’apparenza: un bosco, o forse un giardino, oltre lo steccato promette di svelare il suo segreto a chi saprà raggiungerlo.

Conclude la serie Domino, un’opera in tecnica mista su cartoncino dove la maschera e il volto della donna si fondono. Qui la dualità emerge con chiarezza dividendo il volto della donna e la maschera lungo la verticale. Due stili diversi: uno di matrice classica, con un’attenzione alle ombre e alla profondità del viso, che dimostra l’accurata tecnica dell’artista. L’altro di forte impatto grafico con i lineamenti precisi tracciati in oro su sfondo nero. Due donne in una. Due maschere in una. Un volto che con maestria gioca apertamente lasciando alla maschera solo l’apparenza della sua struttura a ricordarci che le vere maschere sono quelle in carne e ossa.

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