MELA WAYFINDER2023-12-12T15:53:46+01:00

MELA WAYFINDER

LA FORMAZIONE

L’arte di Mela Wayfinder si muove dall’illustrazione alla fotografia, dal video alle installazioni, alla pittura.
Provenendo da studi al Central Saint Martin College e alla Scuola Romana di Fumetti, ha poi studiato montaggio e animazione a Londra e a Roma.

Negli anni il suo lavoro si è mosso tra la creazione di documentari e corti, dove ha lavorato nella regia e nell’editing, shooting fotografici, ma anche diversi lavori di installazioni interattive realizzati con il collettivo AYE AYE.

LA TECNICA

Partito da una narrazione documentaristica diretta e oggettiva, oggi il lavoro di Mela Wayfinder è più introspettivo, rivolto a una dimensione meno esplicita e didascalica, ma più poetica a volte criptica, legata ad un sentire che invita l’osservatore a un doppio sguardo. Se da un lato il fruitore dell’opera può godere dell’armonia delle forme attraverso un approccio sensoriale oggettivo, dall’altro gli viene offerta la possibilità di un secondo sguardo, un viaggio tra rimandi interiori, in cui la dimensione partecipativa all’opera è intima, legata al vissuto personale.

Un’arte eclettica, che sa utilizzare i nuovi strumenti digitali senza dimenticare lo sguardo verso l’archetipo. Questo è particolarmente evidente nella serie Animals dove l’artista si trasforma in una sorta di Esopo contemporaneo per raccontarci l’essere umano attraverso un intrigante lavoro di disegno grafico che presenta alcuni animali legati a particolari caratteristiche. In un rimando tra letteratura e zoologia pesci, meduse, lepri e quokka, diventano metafore di atteggiamenti, di comportamenti presenti anche nell’essere umano.

L’incontro tra nuove tecnologie e arti manuali è particolarmente evidente anche nel suo recente studio sulla tiroide, presentato nel lavoro Intellegis Me, in cui l’artista mescola un delicato dripping in acrilico a un invito a un percorso esperienziale che porta l’osservatore ad entrare nell’opera e a portarla oltre attraverso la fotografia e la condivisione social. L’opera quindi non si esaurisce nel piacere sensoriale ma, da tavola bidimensionale diventa esperienza e processo che, da un punto di vista temporale, si allarga oltre i tempi di una mostra e continua ad essere mutevole e soggetta alle interazioni dei fruitori.

LA RICERCA CREATIVA

Nel nome Wayfinder è contenuta una importante chiave di lettura del lavoro di Mela. La sua arte è infatti ricerca, esplorazione. È ricerca nella fase creativa, in cui l’artista si muove partendo da interrogativi, da sensazioni di disagio che cercano spiegazione, da innata fiducia nella presenza di un “senso”, di un ordine che è manifestazione di Amore nell’Universo. Ma è anche ricerca nell’invito che porta a chi entra in contatto con il suo lavoro.

Le sue opere non sono mai indirizzate al raggiungimento di una sensazione di bellezza, o di piacere fini a sé stessi, ma sono inviti a portare avanti il testimone dell’esplorazione messa in moto dall’artista. Sono inviti a restare nel dubbio, abitarlo, perché è il solo terreno che porta movimento interiore; incoraggiamenti a non fermarsi mai su una strada data, ma a provarne di nuove, abbandonando preconcetti e ascoltando le vibrazioni più sottili delle nostre percezioni.

L’attenzione data all’ascolto è tecnicamente presente nel lavoro di Mela che nel suo poliedrico movimento artistico canta e compone musica. Il suono, dalla voce umana al fruscio del vento, al canto degli uccelli è presente nel lavoro Ma Tutto di Me(la) è un Mistero, un ritratto sonoro di un territorio in divenire, fatto di storie passate, desideri e attimi presenti.

Qui emerge con evidenza come l’invito che portano le opere di Mela Wayfinder sia rivolto a un ascolto interiore, ma anche esteriore rivolto al Cosmo.

Un ascolto che porta ad un accordo, come quando si ascolta un brano musicale e pian piano la nostra voce si va accordando a quelle sonorità, così l’essere umano può fare con l’Universo. Trovare la strada è trovare l’accordo per vibrare in armonia con il Tutto.

FEATURED ARTWORK

OMNIA MEA MECUM PORTO

Il bagaglio del nostro passato è qualcosa che continua a vivere in noi.

Guardiamo gli spazi che ci circondano quotidianamente fin da quando nasciamo. E tra questi la casa. Il luogo dove si ritorna ogni giorno, il luogo da cui si esce per incontrare il mondo, il luogo che in modo più o meno consapevole continuiamo a modificare riempiendolo di segni del nostro passaggio, di impronte della nostra presenza, in un dialogo muto fatto di rassicurante stasi (quella della casa) e di movimento creativo (quello di chi la abita). 

Mela Wayfinder racconta con 6 scatti fotografici il rapporto con la sua casa d’infanzia nel momento in cui dovrà lasciarla. 

Sono autoscatti dove l’artista sceglie di rimanere fuori fuoco comunicando una sensazione di evanescenza come se stessimo accedendo a uno spazio del ricordo in cui si va perdendo la nitidezza dell’immagine. Mela diventa una sorta di fantasma che vaga nei luoghi dove un tempo ha vissuto. 

La casa verrà imbiancata e i segni sulle pareti scompariranno alla vista. Non avremo più traccia della macchia di caffè schizzata per errore sul muro, e neanche dei poster o delle scritte sulle pareti di una camera da adolescenti. Eppure qualcosa di invisibile, espresso proprio dall’evanescente figura dell’artista, rimarrà per sempre. Tutto svanisce e al tempo stesso tutto continua a vivere in noi e noi a vivere in ogni luogo in cui passiamo.

Ogni essere vivente lascia una traccia del proprio passaggio. Visibili o invisibili che siano, i nostri pensieri, le nostre azioni quotidiane, le parole, le canzoni che affidiamo all’aria, permangono in una dimensione che travalica la tangibilità sensoriale.

Tra abitazione e abitante si crea un sorta di dialogo perpetuo dove la casa continuerà a vivere in chi l’ha abitata e viceversa.

Abitare equivale dunque a un gesto di responsabilità verso l’ambiente. Che sia una stanza, una casa, l’androne di un palazzo dove passiamo rapidamente ogni mattina, o l’intero pianeta. Lasciamo costantemente tracce più o meno visibili che verranno colte inconsapevolmente da chi abiterà quei luoghi dopo di noi.

Omnia Mea Mecum Porto: tutto ciò che posseggo lo porto con me. È il nostro bagaglio che ci caratterizza, ci trasforma, a volte ci affatica e altre ci alleggerisce. Un bagaglio che in questo caso è fatto di ricordi di una dimensione spazio-temporale che non esiste più, ma che proprio per questo prende una consistenza diversa, persistente, forse immortale. E allora i segni di una casa, le tracce umane lasciate sulle pareti diventano una sorta di misterioso alfabeto che solo chi ha vissuto sa interpretare.

Porto con me tutto ciò che posseggo. È anche una riflessione sul significato del possesso legato ai luoghi. Si possono possedere terre o case? Il potere d’acquisto economico può espropriare, separando, abitanti da abitazioni?

Nel progetto di Mela Wayfinder il possesso economico perde potere, lasciando spazio a un rapporto di intimità che va oltre “il mattone” e che travalica la dimensione temporale mostrando una sorta di essere umano-lumaca capace di portarsi dietro case e vissuti, lasciando tracce d’argento.

CONTATTI ARTISTA

Mela Wayfinder vive e lavora a Roma.
È parte del Collettivo degli Artisti di Monte Mario.

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